Siete qui:

  1. Home
  2. News
  3. Quel treno per Pechino…

Quel treno per Pechino…

lunedì 8 ottobre 2007 di Davide Rengo

Ciao a tutti, mi chiamo David, ho 31 anni,vivo con i miei, ho alle spalle un passato un po’ delicato, ma, voglio, e, dico voglio, parlarvi d’altro.
E’ trascorso ormai più di un mese da quel viaggio in treno ( mettiamoci anche autobus e aereo ) per Pechino in cui ho avuto l’onore e la gioia di esserci anch’io.
E’ stato bello, emozionante, indimenticabile.
Dalla mia città, Orvieto, eravamo in cinque, ma, giorno per giorno, ora dopo ora, attimo dopo attimo, il nostro gruppo è aumentato sempre più.
Stringendo nuove amicizie, nuove conoscenze con i nostri compagni d’avventura, non esisteva più la distinzione fra chi era di Roma, Verona, Napoli, Parma, Cagliari, Catania e via discorrendo, ma eravamo, questa la mia impressione, ormai un tutt’uno, orgogliosi di essere Italiani, diretti verso la stessa meta.
Insieme abbiamo praticamente condiviso tutto; facevamo colazione insieme come fossimo una grande casa, un’unica grande famiglia.
Come dimenticare i momenti in cui cantavamo cori da stadio, come tanti tifosi al seguito della propria squadra del cuore in trasferta a Budapest, Kiev, Mosca, Irkutst, Datong, Pechino e cito solo le città più famose, senza dimenticare tanti altri posti come il Lago Baikal, dove il maltempo non ci ha consentito di fare il bagno, ma lo stesso stupendo da vedere, prima in traghetto poi dal treno, magnifico.
Che dire della Russia, l’ex Unione Sovietica, l’ex CCCP, la piazza Rossa, splendida di giorno, meravigliosa di notte; il Cremlino, la sede del K.G.B., l’albergo di Mosca, immenso con casinò, negozi e night club annessi. Gli addetti alla sorveglianza, gente dallo sguardo impassibile; gli ascensori che, anche a causa mia, per la confusione, mi sembravano labirinti senza uscita.
Sulla Transiberiana, la nostra cuccetta era la nostra cameretta di casa. Paesaggi, quelli della Siberia, di un verde rigogliosissimo. Gli animali al pascolo, le casette dal tetto triangolare, per me, sempre in sintonia con ciò che le circondava. E quelle banconote, i Rublos in Russia, gli Uon in Cina, che ti affollavano il portafogli e poi ti accorgevi che corrispondevano a pochi Euro. Non dimenticherò i gradini della Grande Muraglia, certi talmente ripidi che sembrava di doversi arrampicare.
Le tigri che sotto c’erano, credevo non fosse vero e invece c’erano davvero.
I ristoranti dove si mangiavano le peggiori creature: scorpioni, scarafaggi, lucertole, formiche, serpenti che sembravano dicerie e invece esistono davvero.
La gomma del pulman che c’è scoppiata in Mongolia; i tipici lottatori Mongoli, i ragazzini che disputavano incontri di box sul ring di fianco al ristorante; gli esercizi di Yoga in treno per distenderci i muscoli dopo aver passato ore ed ore seduti e sdraiati. Quella zuppa di verdure in tazza che ho mangiato i primi giorni e poi non volevo più. Quelle canzoni in treno, tipiche russe, di cui non capivamo una parola; la mia continua ricerca, senza successo, di giornali e quotidiani sportivi italiani.
Una cosa di cui rido solo al pensiero: un ragazzino cinese che passeggiava tanto allegro, ha visto me e ha mutato improvvisamente espressione; io che gli sono corso dietro per giocare e lui che piangeva impaurito come avesse visto un fantasma, ma non era quella la mia intenzione, di spaventarlo.
I monasteri buddisti in cui non c’era altro che Buddha, a differenza di noi che di santi ne abbiamo tanti.
Il cocomero che ad ogni pasto c’era sempre; i tanti cinesi in bici anche di sera a luci spente.
La cosa che, però, secondo me, rimarrà per sempre, è l’entusiasmo sempre vivo in tutti noi, la gioia di aver raggiunto posti visti solo in TV, che ci sembravano un’utopia, che non pensavamo avremmo mai raggiunto e, invece, ci siamo arrivati.


IL QUADRIFOGLIO Società Cooperativa Sociale ONLUS - P.I:00474900552 - Via Angelo Costanzi, 53 Orvieto (TR)

Web Content Management System and design by AKEBIA